La smart city come “antidoto” al cambiamento climatico


Nei prossimi decenni circa il 70% della popolazione mondiale vivrà in contesti cittadini. L’incremento dell’urbanizzazione porta con sé una serie di problematiche legate alla gestione delle risorse e al contenimento delle emissioni. Per fronteggiare l’emergenza è necessaria un’azione condivisa e pianificata.

di Leonardo Galasso

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sostenibilità

Nel 2005 il sindaco di Londra Ken Livingstone ha convocato i rappresentanti di 18 megalopoli per siglare un accordo sulla riduzione condivisa di emissioni e inquinamento ambientale, fondando il C40. Oggi è una rete di quasi cento sindaci delle città leader a livello mondiale, che collaborano per contenere la crisi climatica. La missione è dimezzare le emissioni delle sue città entro un decennio, senza tralasciare la questione sociale: di pari passo ricerca scientifica e collaborazione permetteranno di costruire un futuro più equo e sostenibile.

Un report di C40 Cities, Water Safe Cities, quantifica l’impatto dei cambiamenti climatici su economie, città e persone entro il 2050. Il documento evidenzia come l’aumento dell’urbanizzazione implichi una crescita esponenziale dei rischi legati al clima, quali innalzamento del livello dei mari, inondazioni e siccità, ma anche dei problemi associati ai servizi igienico sanitari, come la mancanza di acqua potabile sicura e accessibile. L’obiettivo è implementare soluzioni funzionali al contenimento e la riduzione di questi problemi.

In che modo il clima impatterà su economie e società?

Come si evince dal report, ogni anno le città C40 subiranno volumi di inondazioni fluviali pari a 10,5 milioni di metri cubi, con conseguenti danni quantificabili attorno ai 64 miliardi di dollari e un calo del PIL complessivo di 136 miliardi, cifre che equivalgono rispettivamente al PIL di Croazia e Kuwait. D’altra parte bisogna considerare la perdita di acque causata dalla siccità: le città saranno private di 16 miliardi di metri cubi di acque superficiali, quantità pari al prosciugamento di 30 porti come quello di Sydney, con costi annui di 111 miliardi di dollari. Le città perderanno oltre 500 milioni di metri cubi d’acqua per la siccità agricola, una quantità che equivale a 200.000 piscine olimpioniche.
Un altro elemento evidenziato dal report riguarda le strutture sanitarie e gli impianti di produzione energetica, 2400 ospedali e oltre 300 centrali rischiano di essere sommersi.

Esiste una correlazione diretta tra i cambiamenti climatici e la presenza di conflitti e violenze sul territorio. Il professore della Durban University of Tech in Sud Africa, Savo Heleta, nel suo speech sul Mainstage del WMF 2022, ribadisce la necessità di un rapido intervento. Propone l’esempio del Darfour: quando nel Sud del Sudan, a causa dei cambiamenti climatici, molte comunità hanno abbandonato il proprio territorio per spostarsi altrove, la migrazione ha causato attriti e conflitti con le comunità del luogo. Lo stesso è accaduto in Siria, parte delle manifestazioni popolari sono state causate dalla siccità, o ancora in Somalia, dove milioni di persone sono sfollate a causa del clima torrido. In questo senso il cambiamento climatico agisce da catalizzatore delle problematiche già esistenti, intensificandole e portandole all’estremo soprattutto nel Sud del mondo. È ormai chiaro il bisogno di fermare o quantomeno rallentare l’aumento delle temperature globali, oltre la famosa soglia del grado e mezzo il danno sarà irreparabile e più di due miliardi di persone si troveranno ad affrontare catastrofi naturali e condizioni climatiche estreme.

 

 

Le soluzioni percorribili

Tra le soluzioni indicate nel Water Safe Cities spiccano alternative ecologiche per la conservazione dell’acqua, miglioramento dell’efficienza del sistema idrico e soprattutto l’integrazione del rischio climatico nella pianificazione urbana.
È necessario ripensare la città in tutti i suoi aspetti, dalla decarbonizzazione all’automazione, passando per la digitalizzazione, la riqualificazione e la gestione di una mobilità sostenibile: bisogna accelerare la transizione verso la smart city

Per quanto riguarda l’efficienza dei sistemi idrici, grazie a intelligenza artificiale e data analytics è possibile effettuare una “manutenzione predittiva” per ottimizzare il rendimento e ridurre le perdite delle condotte. Una startup italiana, Sensoworks, ha sviluppato un sistema di rilievi e sostituzione mirata delle tubature. Secondo i tecnici del progetto, nelle grandi città italiane si perdono circa 42 metri cubi di acqua al giorno per chilometro di rete, il che significa che su una rete lunga 57 mila chilometri, oltre il 36% dell’acqua viene dispersa.

Tra le soluzioni discusse anche durante il WMF, innovative sono le idee di Maurizio Carta, architetto, urbanista e professore presso l’Università degli Studi di Palermo. Carta sostiene l’urgenza di contrastare il cambiamento climatico in maniera totalizzante, agendo in ogni ambito possibile, decarbonizzando l’edilizia, modificando il trasporto su strada, via mare o via aerea, il sistema industriale e quello della produzione energetica, virando il prima possibile verso fonti rinnovabili: per quanto concerne le emissioni di CO2 nulla può rimanere immutato

 


Un modello alternativo è possibile ed esiste già, l’esempio è un quartiere di Friburgo che produce più energia di quanta ne consuma, oltre a non produrre anidride carbonica, con il surplus di energia – proveniente da fonti rinnovabili – permette la fruizione di servizi gratuiti, come la pubblica illuminazione o la ricarica delle auto elettriche.

È necessario accelerare la trasformazione digitale, possibile solo grazie alla condivisione di dati e soluzioni, evitando privatizzazioni e accentramenti del sapere. 
È utile ripensare le città in funzione policentrica, ridistribuendo le risorse in tutti i quartieri, eliminando la polarizzazione centro-periferia, sul modello di Barcellona, riattivando la società circolare, in cui ogni cosa viene riutilizzata, evitando scarti e sprechi inutili. 
In quest’ambito si muove bene Parigi, in cui è stato creato un intero quartiere in cui si ricicla tutto, Clichy-Batignolles. Qui il sistema di gestione dei rifiuti si basa sulla raccolta degli scarti tramite tubi pneumatici e il loro stoccaggio verso un centro di smistamento, eliminando il trasporto su ruota. Gli sviluppatori parlano di una riduzione del 42% delle emissioni di gas serra, del 98% delle emissioni di monossido di carbonio, dell'86% delle emissioni di ossidi di azoto e del 90% delle emissioni di particolato rispetto a un sistema tradizionale.

Una smart city non può prescindere da aree verdi che fungano da spazi di raffreddamento dell’ambiente urbano e tutelino la biodiversità. Importante è la gestione oculata delle acque, possibile grazie a serbatoi per la raccolta e il riutilizzo delle acque piovane, o l’eco-efficienza degli edifici che devono essere progettati in modo da ottimizzare riscaldamento e illuminazione naturale.

Utilizzando le parole di Maurizio Carta, bisogna ripensare la città in un’ottica innovativa, collaborativa e reciclica. Per farlo è necessario che l’umanità rinnovi la sua prospettiva: c’è bisogno di una specie che torni a vivere dando pari valore alla città, alla comunità che la abita e alla natura che la contamina.

Fonti:

https://www.repubblica.it/green-and-blue/dossier/viaggio-al-centro-del-futuro-ok/2022/07/11/news/dalle_smart_cities_una_risposta_al_cambiamento_climatico-357432152/ 

https://www.c40.org/ 

https://www.bitmat.it/blog/tecnologie/intelligenza-artificiale/gestione-dellacqua-la-rete-idrica-si-ripara-con-lintelligenza-artificiale/ 

https://archive-clichy-batignolles.parisetmetropole-amenagement.fr/ 

https://www.parisetmetropole-amenagement.fr/fr/actualites 


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