Riforma sul copyright: ecco come cambiano le cose nel mondo digitale


Il Parlamento europeo ha approvato nuove regole sul diritto d’autore. I colossi del web saranno costretti a spartire i ricavi con autori ed editori. Salvi Wikipedia e le piattaforme open source.

di Simone Di Sabatino

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Innovazione digitale

Il Parlamento europeo ha ufficialmente approvato la nuova riforma sul copyright. Si tratta di una svolta molto importante per il mondo della rete perché i titolari e i creatori di notizie avranno così la possibilità di tutelare le proprie opere da un uso improprio.
La nuova riforma sul diritto d’autore conferma di fatto l’accordo provvisorio raggiunto lo scorso febbraio ed è stata votata favorevolmente da 348 parlamentari europei contro i 274 “no” e i 36 astenuti. Grazie a questa riforma saranno protetti i diritti d’autore e i colossi del web, almeno in Unione Europea, saranno costretti a spartire i loro ricavi con i proprietari e gli ideatori dei contenuti, trovando per loro un "equo compenso", come si legge nel testo. L'articolo 15 del testo prevede infatti una giusta remunerazione per editori, giornalisti e artisti.

Questa direttiva colpisce in particolare le grandi corporazioni nate sul web come Google News, YouTube e Facebook, siti in sostanza che veicolano una grande quantità di notizie e contenuti in generale provenienti praticamente da ogni dove: con la nuova riforma essi dovranno accordarsi con gli autori dei contenuti diffusi e trovare un compenso per la loro opera.
Da oggi dunque i vari scrittori, giornalisti, sceneggiatori, editori, musicisti, etc. potranno veder onorato il loro diritto d’autore qualora un sito web utilizzi il loro contenuto. Per il web è un giorno che resterà negli annali perché ora, anche nel mondo del www, varranno in sostanza le stesse regole per il diritto d’autore che vengono comunemente osservate in altri ambiti.
I legislatori europei vogliono che internet rimanga comunque uno spazio di libertà di espressione ma allo stesso tempo che il diritto d’autore venga tutelato e rispettato. I vari siti saranno inoltre responsabili delle opere che inseriranno sulle loro pagine, come recita l'articolo 17.


La normativa sancisce inoltre importanti eccezioni: gli articoli di attualità – che però dovranno essere “molto brevi” -  vengono esclusi dalla riforma così come siti di enciclopedie e piattaforme open source che non hanno scopo di lucro. Il riferimento a Wikipedia (e GitHub) è piuttosto esplicito: la prima enciclopedia online, che proprio lo scorso lunedì era stata oscurata in segno di protesta, potrà continuare a svolgere il proprio lavoro senza incorrere in alcuna sanzione e senza dover accordarsi con i creatori di contenuti. Discorso simile per quanto riguarda i materiali che riguardano la ricerca scientifica e l’insegnamento.


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