Fondamentale e multiforme: il web nella lotta alle mafie


Sul palco del Mainstage del WMF ne abbiamo parlato con il procuratore antimafia Nicola Gratteri, che ha illustrato il futuro complesso della lotta alle mafie.

di Simone Di Sabatino

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Innovazione Sociale

Sul palco principale del WMF - Il più grande Festival sull’innovazione digitale del Pianeta, dedicato in questa edizione ai magistrati Falcone e Borsellino, si parla di legalità, di lotta alle mafie e del ruolo che il web svolge in questo processo, insieme al procuratore Nicola Gratteri, al professor Antonio Nicaso e allo scrittore Alessandro Gallo.
 
Prima ancora della cultura in una comunità, c’è la sua istruzione: è fondamentale per noi come Paese ritornare a investire nell’istruzione, strumento chiave per una efficace lotta alle mafie.” Così si apre l’intervista dell’ideatore del WMF Cosmano Lombardo a Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro, da decenni attivo nella lotta alla ‘ndrangheta e alla criminalità organizzata. Combattere l’ignoranza è il primo e imprescindibile passo per formare nei cittadini del presente e del futuro uno spirito critico, per fornire strumenti solidi per la comprensione di ciò che è giusto e sbagliato, e per permetterci di scegliere quotidianamente da che parte della storia stare.

 

Le mafie e il web: come cambia la criminalità

A dialogare con Nicola Gratteri, l’ideatore del WMF e CEO di Search On media group Cosmano Lombardo, lo scrittore Alessandro Gallo e in collegamento il professore Antonio Nicaso. Tra i temi trattati durante l’intervista, emerge subito quello problematico della narrazione “epica” e romanticizzata che da vent’anni i media offrono della criminalità organizzata, una narrazione ripresa e amplificata anche sul web. E all’opposto dello spettro, il ritratto di una forza antimafia più “mainstream”, quasi pop, non ha reso alcun servizio alla lotta quotidiana alla criminalità. A questo va aggiunto che le mafie non vivono in un universo privo di connessioni e influenze sociali: la criminalità stessa utilizza ampiamente il web e gli strumenti digitali più avanzati per i propri obiettivi.
 
Anche la mafia trae vantaggio dallo sviluppo e dall’implementazione di sempre nuove tecnologie digitali, come la criptofonia, le criptovalute, i social network. Come accaduto per tutti i prodotti socioculturali, anche la struttura e il modus operandi della ‘ndrangheta sono profondamente cambiati negli ultimi vent’anni. Sarebbe un errore pensare che le mafie vivano sganciate dal contesto sociale: sono un prodotto della modernità e non dell’arretratezza, ribadisce il professor Nicaso, e per una indagine efficace e precisa bisogna svecchiare i nostri pregiudizi e cercarle dappertutto.

 
Il web come strumento di lotta positiva


Se è vero che il digitale ha fornito nuove strade alla criminalità, è vero anche che, come accade per ogni strumento, può essere utilizzato per lo scopo opposto: contrastare e sconfiggere le mafie. Il continuo progresso e le tecnologie nascenti aprono strade e possibilità sempre nuove per contrastare la criminalità, offrono opportunità poco prima irrealizzabili e le mettono a disposizione del perseguimento di una società più equa e sicura. Per sua stessa natura, il web è in grado di creare comunità e network tra persone, permettendo loro di non sentirsi più isolate, riesce a dare uno spazio e una voce alla controinformazione, a creare condivisione. Sta anche a noi scegliere ogni giorno che uso fare dei potenti strumenti che abbiamo quotidianamente a disposizione.

 
Combattere il residuo di mafiosità che è dentro ognuno di noi


“La mafia è un fenomeno umano, diceva Falcone, e per questo un giorno finirà” ricorda il procuratore Gratteri sul palco “ma non ha mai detto quando esattamente finirà, potrebbe per assurdo anche durare per tutta la vita degli uomini sul pianeta. Si tratta di un momento difficile nella lotta, un momento di maglie larghe, di corsi e ricorsi della storia. Un momento di transizione.” Ad oggi la strada davanti a noi è ancora lunga e gli ostacoli sono molti, soprattutto dal punto di vista politico c’è ancora tanto da fare. Ma ciò che senz’altro possiamo mettere in pratica ogni giorno, suggerisce Gratteri, è riconoscere e combattere i comportamenti “mafiosi” radicati in ognuno di noi, monitorarci costantemente e comprendere in che modo rispondiamo a quelle che percepiamo come ingiustizie nei nostri confronti, e chiederci se quello che diciamo e facciamo è in linea con i nostri valori di civiltà e giustizia.
 
Al termine dell’intervista al procuratore Nicola Gratteri è stato conferito il WMF Award per la Legalità, un premio per il suo lungo e costante impegno per l’eradicazione delle mafie nel nostro Paese.

 


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