Imparare dall’emergenza, Mercalli: “riprogettare il sistema economico per il rispetto del Pianeta”


Nell’intervento durante Start the Future, il Global Online Event organizzato dal WMF, il climatologo Luca Mercalli ha spiegato quanto sia importante imparare dagli errori commessi.

di Simone Di Sabatino

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Cambiamenti Climatici

L’emergenza Coronavirus ha aperto dibattiti su un ampio ventaglio di temi all’interno della società. Al netto del problema sanitario è ora l’economia sotto l’occhio del ciclone: “L’insegnamento di base che ci lascia il Coronavirus è che l’attuale economia ci ha comandato troppo, non dobbiamo ripartire con le stesse modalità e regole che avevamo prima” ha spiegato il climatologo Luca Mercalli. Con il forzato stop cui sono sottoposte circa 1 miliardo di persone in tutto il mondo i sistemi economici nazionali sono messi a dura prova. Le quarantene hanno però creato un piccolo cambiamento nel clima: prima in Cina, poi in Italia e ora in diverse zone d’Europa si sono notevolmente abbassate le presenze dei climalteranti o dei gas serra. “Abbiamo chiesto un rallentamento della produzione e questo ci ha fatto vedere un effetto immediato sul calo degli inquinanti” ha affermato il climatologo durante il suo intervento a Start the Future, l’evento organizzato dal WMF per rispondere alle sfide globali e al Covid-19 grazie all’innovazione digitale e sociale. “L’economia, prima del virus, era in totale e aperto conflitto con i sistemi naturali e finora non c’è mai stata una risposta incisiva”. Per Mercalli questo è il momento di ripensare l’economia alla luce del rispetto per l’ambiente, “negoziando e pianificando ciò cui possiamo rinunciare e ciò che importante mantenere”.

Stiamo assistendo a un fenomeno molto particolare, che in passato non abbiamo mai visto prima in quanto dal dopoguerra il motore produttivo ed economico è sempre stato attivo al massimo, pompando linfa vitale all’economia mondiale. “Le leggi fisiche che governano il Pianeta sono i veri vincoli che dobbiamo considerare. Se le nostre scelte sono invece sottomesse al rischio di una problematica economica, alla paura di perdere soldi, allora in futuro incorreremo in conseguenze dettate dal nostro operato” ha sottolineato Mercalli. “Questa economia oggi non è più al servizio dell’uomo ma è l’uomo al servizio dell’economia. Dobbiamo riuscire a riprogettare un sistema economico che non soffra così tanto di un momentaneo arresto” perché vi sono “regole non coerenti con ciò che serve per il benessere dell’umanità”.
È infatti bastato cambiare le nostre abitudini quotidiane, certo forzate dai decreti governativi, “e i dati hanno immediatamente sottolineato il calo degli inquinanti e delle pressioni sul nostro ecosistema”. Mercalli auspica dunque una economia “meno dominatrice sulle nostre scelte ma invece forgiata sulle nostre esigenze e non su quelle della borsa”.

I cambiamenti climatici sono un argomento molto delicato che negli ultimi tempi ha avuto ampio spazio all’interno della cronache mondiali a causa degli eventi estremi che si sono manifestati in diverse parti del Mondo (deforestazione in Amazzonia, incendi in Siberia e in Australia, inondazioni nel sud est asiatico, le mareggiate a Venezia, etc.). “Non si capisce perché non ci sia una presa di posizione concreta sulle necessità di riduzione dei climalteranti, forse perché i cambiamenti climatici, a differenza di una epidemia, sono dilazionati nel tempo. Ma non significa che questi siano meno pericolosi perché poi diventano irreversibili e rimarranno per millenni” ha sottolineato. “Le conferenze annuali dell’ONU sul tema si susseguono da più di 20 anni e non si è mai raggiunto un impegno chiaro sulle riduzioni delle emissioni”.

L’uomo è sottoposto alle regole della natura e come tale deve rimanere all’interno di questi vincoli, se invece facciamo i nostri comodi subiamo conseguenze come il cambiamento climatico o la perdita di specie viventi. In natura tutto è collegato, non si tratta di sorprese, abbiamo sempre ignorato gli avvertimenti per motivi economici. Alla fine anche questo nuovo virus, dannoso per l’uomo, sappiamo che è frutto della devastazione degli ambienti selvatici dove l’uomo entra in contatto con la fauna selvatica, è qui infatti che accade il cosiddetto salto di specie”.

 


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