Blockchain per monitorare la qualità dell'aria. L’idea della startup PlanetWatch


PlanetWatch è la startup che si propone di costruire una rete decentralizzata globale di monitoraggio della qualità dell'aria per rilevare le zone critiche di inquinamento e proteggere la salute di tutti. Ecco l'intervista rilasciata al WMF.

di Davide Filiaggi

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sostenibilità

Abbiamo intervistato Ivan D’Ettorre, co-founder e CTO di PlanetWatch, la startup che sfruttando la tecnologia blockchain monitora la qualità dell’aria che respiriamo attraverso dei piccoli sensori.

Ciao Ivan, di cosa si occupa PlanetWatch?

PlanetWatch è un'azienda francese nata a gennaio 2020 e ci occupiamo principalmente di monitoraggio ambientale, quindi di tutto ciò che riguarda aria, suolo e acqua. Siamo partiti con l'aria: attraverso sensori analizziamo in tempo reale l’inquinamento dell’area circostante. Abbiamo combinato la Citizen Science con tecnologie innovative come quella della blockchain, che permettono allo stesso tempo di salvaguardare i dati in modo sicuro e di dare un reward per i dati che ci vengono inviati. Oltre al monitoraggio, attraverso i nostri algoritmi,  diamo ai cittadini raccomandazioni e soluzioni per condurre uno stile di vita più sano.

Il nostro obiettivo in questo momento è di dislocare sul territorio quanti più sensori possibili così da ottenere una raccolta di dati su larga scala e permettere di conseguenza ai cittadini di capire il territorio in cui vivono.

A chi vi rivolgete principalmente?

Ci rivolgiamo ai cittadini perché è il modo più veloce per coprire tutto il territorio ma offriamo la possibilità anche ad associazioni, comuni e aziende private di partecipare alla raccolta dei dati. I sensori si possono acquistare sul nostro sito e i dati sono visualizzabili sulle nostre mappe e sito web. Abbiamo già più di 200 sensori in Europa di cui oltre 100 in Italia soprattutto a Milano e Taranto. Nei prossimi mesi prevediamo di installare sensori a Roma e in altre città europee.

Che tipo di dati forniscono i sensori?

Abbiamo principalmente due tipologie di sensori: outdoor e indoor. Il sensore outdoor misura il particolato atmosferico ed alcuni gas. L’importanza del sensore indoor è soprattutto legata al livello di CO2 e quindi la respirabilità dell'aria negli ambienti chiusi. Una volta analizzata l’aria indoor, la nuova app che stiamo realizzando fornirà una serie di consigli per migliorare la respirabilità, come banalmente quello di aprire le finestre e far circolare l'aria, oltre a soluzioni più invasive come quella di inserire un purificatore d'aria. Abbiamo anche un sensore portatile che monitora l'aria che respiriamo nel corso della giornata, da posizionare in ufficio o ovunque ci troviamo.

Quindi l'utente dal momento che attiva un sensore guadagna poi i vostri token. Come funziona il processo di emissione? 

Ci sono tre casi. Nel primo caso il cittadino compra il sensore e comincia ad inviarci i dati che vengono scritti sulla blockchain di Algorand e da lì parte automaticamente il reward. Una parte dei token va al proprietario del sensore e un’altra parte a PlanetWatch per sostenere l’infrastruttura e sviluppare la rete. 
Poi abbiamo casi particolari dove troviamo un accordo con il comune o con delle associazioni pubbliche; in questo caso una parte dei reward sono riconosciuti al partner. L’ultimo caso riguarda invece le aziende che lavorano nel mondo crypto che sono molto interessate ai nostri token, che sovvenzionano l'acquisto di più sensori e in cambio trattengono una parte dei reward. 
Tutti e tre i casi sono già coperti, abbiamo già dei cittadini che hanno acquistato i sensori, abbiamo un’associazione a Taranto che ha fatto installare più di 15 sensori di fronte all'Ilva e ci sono anche aziende, per lo più americane, che comprano un numero considerevole di sensori in cambio di token.

Perché avete scelto di utilizzare la blockchain di Algorand?

Abbiamo scelto Algorand per tanti motivi. Algorand è la blockchain chiamata di terza generazione, la prima è Bitcoin, la seconda è Ethereum e la terza è Algorand perchè ha sviluppato un modo più semplice per l’integrazione degli smart contract che tecnicamente avviene direttamente nel layer one. Oltre ad essere molto veloce e scalabile, Algorand è anche una blockchain “verde”, che consuma molta meno energia elettrica della blockchain di bitcoin.

Siete stati supportati da qualche incubatore/acceleratore? 

Siamo incubati da Innogex in Francia, che è l'incubatore del CERN di Ginevra che aiuta le spin-off come noi. Siamo infatti la prima spin-off del CERN nel mondo blockchain. 
In più siamo incubati da Algorand Europe Accelerator, un incubatore sostenuto da due fondi di investimento,  Eterna Capital e  Borderless Capital. Questi fondi sono molto focalizzati sull’ecosistema di Algorand e hanno visto grandi potenzialità in noi. Abbiamo inoltre ricevuto ingenti sovvenzioni e prestiti dal governo francese e dalla fondazione Algorand.

Il vostro token è già listato presso alcuni exchange?

Ancora no, ci stiamo lavorando. Andare su un exchange per un'azienda crypto è la consacrazione di un business e di un token model che funziona. La nostra ambizione è quella di unire l'ecosistema cripto all'ecosistema dei cittadini e alla parte ambientale.

Come è partito il vostro progetto?

Il progetto parte da un’idea maturata a fine 2019. Ad aprile 2020 abbiamo fatto il primo aumento di capitale da 550 mila euro che è andato a buon fine e da lì è stata una scalata veloce. L'ecosistema francese è molto orientato alle innovazioni e favorisce una crescita rapida dando fiducia alle startup. Abbiamo ottenuto dei grant statali del valore di 50mila euro, un riconoscimento di 30mila euro dal nostro incubatore Innogex e un prestito agevolato di 350mila euro dallo stato francese.

L'idea è venuta al mio socio Claudio Parrinello che ha lavorato molti anni al CERN di Ginevra e che ha riconosciuto il potenziale di alcune tecnologie che potevano essere usate per il monitoraggio ambientale insieme alle tecnologie blockchain. Come progetto pilota abbiamo voluto focalizzarci su Taranto, una città con grandi problemi di inquinamento. Grazie alla collaborazione con il comitato lavoratori e cittadini liberi e pensanti il processo è stato molto veloce perché il cittadino è molto più attento e più veloce delle istituzioni.

Come impatterà la vostra soluzione nelle grandi città? 

Il nostro modello è quello di andare a costruire una rete capillare sul territorio. Ad esempio a Roma ci sono 13 centraline Arpa, sono molto costose ma sono precise e danno dei valori ultra attendibili. Il problema però è che in alcuni punti il livello di inquinamento cambia da un quartiere all'altro, da una strada alla parallela, semplicemente per la presenza di palazzi che creano un effetto di canyon urbano.
Rete capillare quindi che significa? Dividere una città come Roma in celle di circa un chilometro quadrato e installare sensori in ogni cella. La nostra ambizione è creare il google map dell'inquinamento. 

Avete pensato alle soluzioni outdoor autoefficienti energeticamente?
 
Si, tutti  i sensori da esterni che abbiamo hanno la possibilità di inserire il pannello fotovoltaico. Abbiamo anche pensato di applicare ad alcune macchine elettriche i nostri sensori, come delle google car che vadano in giro nelle strade delle città rilevando i dati ambientali. Il nostro dispositivo ha comunque un basso consumo elettrico. 

Come è formato il team?

Il team al momento è diretto da me e Claudio Parrinello che gestiamo la parte di alto livello dell'azienda e i rapporti istituzionali. Io sono il CTO quindi curo la parte tecnica. Nel dettaglio abbiamo organizzato il team per coprire tutte le competenze strategiche del nostro business: ingegneri ambientali, programmatori esperti di blockchain, community manager e persone con anni di esperienza nel marketing, social e vendite su ecommerce. Nell'immediato futuro sicuramente abbiamo bisogno di figure commerciali sul territorio.
Al momento siamo più di 20 di persone tra dipendenti e collaboratori esterni.

Quali sono i prossimi passi?

Il 2021 è l’anno in cui ci proponiamo di dimostrare la scalabilità del nostro business.
Per quanto riguarda il monitoraggio indoor, abbiamo recentemente chiuso un contratto con un grande hotel a Torino che appartiene a una catena alberghiera globale. Ci proponiamo quindi di vendere i nostri servizi ad altri hotel della stessa catena, su base globale. Per quanto riguarda il monitoraggio dell’aria aperta, abbiamo appena chiuso una importante partnership con una società statunitense del mondo IoT. Questa partnership ci consentirà di migliorare la copertura già in essere a Milano e a Taranto, nonché di cominciare a coprire Roma, Londra e Berlino. 
In parallelo, ci occuperemo di rafforzare la nostra struttura societaria e finanziaria  tramite operazioni di aumento di capitale, apertura di filiali (ne abbiamo appena aperto una in Italia) e ottenendo il listing del nostro token su una piattaforma di alto livello. Infine, lavoreremo per migliorare ulteriormente la facilità d’uso dei nostri sistemi da parte di persone non esperte di blockchain. Sarà possibile fra l’altro iscriversi usando gli account social e questo secondo noi favorirà la mass adoption.


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