Big Data per mappare la criminalità. L’intervista alla startup Mine Crime


Mine Crime è la startup che punta a rivoluzionare il paradigma della sicurezza urbana attraverso l'Intelligenza Artficiale. La nostra intervista al Co-Founder Giacomo Salvanelli  

di Davide Filiaggi

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Innovazione digitale

Abbiamo intervistato Giacomo Salvanelli, Co-founder e Crime Analyst di Mine Crime, la startup che ha sviluppato un algoritmo in grado di raccogliere e analizzare gli open-data sui reati e sui fenomeni di illecito di una determinata città e di riprodurli in una mappa, permettendo così il monitoraggio dell’andamento della sicurezza micro-urbana di aree e quartieri. Mine Crime ha partecipato alla Startup Competition dell’ultima edizione del WMF aggiudicandosi il premio della Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore. Nell’intervista Giacomo ci ha raccontato di come sia nata l’idea, dei prossimi sviluppi della piattaforma e dell’importanza della cultura del dato in un Paese.

Ciao Giacomo, ci spieghi cosa fa Mine Crime?

Mine Crime è il progetto d’impatto sociale di una Startup Innovativa,riconosciuta anche come benefit corporation, in grado di rivoluzionare il paradigma della sicurezza urbana. Mine Crime è un software (progressive web-app) che, attraverso un algoritmo proprietario di Intelligenza Artificiale, raccoglie e sistematizza i dati sugli illeciti urbani, sia penali che amministrativi, all’interno della prima data-warehouse Italiana accessibile sia a privati che ad enti pubblici.
Questo permette di fornire a Cittadini, Imprese e Pubbliche Amministrazioni il primo osservatorio digitale, consultabile geograficamente con mappe interattive, sui micro-reati urbani aggiornato in tempo reale. Il nostro sistema è in grado di elaborare indicatori di rischio compositi, dati e materiali utili, in funzione predittiva dei fenomeni criminogeni. In questo modo, cittadini e imprese possono beneficiare di un ambiente più sicuro e quindi di minori costi sociali, collettivi ed individuali, da sostenere.
Mine Crime è un’impresa sociale che vuole aiutare cittadini, commercianti e piccoli imprenditori a mettersi in contatto diretto con le aziende e i professionisti della sicurezza, accuratamente selezionati e partner di Mine Crime, permettendo così ai primi di accedere ai dati e ad un servizio di consulenza specializzata a prezzi sociali.

Quali sono i servizi che offrite?

Mine Crime eroga un doppio servizio: da un lato c'è il core tecnologico, un software che automatizza la raccolta, la riproduzione e l’analisi degli open-data sui reati, sui fenomeni di illecito e di degrado urbano, fino ad oggi non sistematizzati e dispersi nel web. Il funzionamento è semplice, il software - grazie al suo Algoritmo di I.A. - raccoglie i dati relativi ad una una determinata area, li verifica in funzione di alcuni parametri di attendibilità (cross-check) e li tabularizza, creando così un flusso costante di informazioni sull’andamento della sicurezza micro-urbana del contesto preso in esame. Abbiamo diversi abbonamenti che permettono di accedere al nostro database e di poter acquistare determinate tipologie di dati, statistiche, analytics e modelli di rischio previsionali.

Dall’altro lato abbiamo tutta la parte consulenziale, che aiuta a capire ‘come interpretare i dati’. Così, grazie al supporto di oltre 30 professionisti ed esperti con know-how verticali in ambito security (es. cyber-sec, risk assessment, due diligence, anti-fraud, ecc.) che provengono da realtà molto accreditate, tra cui Deutsche Bank, Intesa San Paolo, Università Cattolica del Sacro Cuore e Ministero della Difesa, costruiamo dei pacchetti ad hoc che permettono di conseguenza ai nostri clienti di avere entrambe le cose: fornitura di dati, supporto tecnico e consulenziale.

A chi vi rivolgete principalmente? Avete anche dei servizi B2C?

Per adesso il nostro core è stato il B2B in quanto molto ricettivo e accessibile a livello di business. Lavoriamo con società molto diverse, operanti in settori quali trasporti, mobilità interurbana, sicurezza e vigilanza privata, assicurazioni e immobiliare. Infatti i dati e gli indicatori da noi prodotti, trasformati in API, sono trasversali e utilizzabili in qualunque contesto aziendale.
A questo proposito, ci siamo resi conto che il B2B è divenuto per noi un ottimo volano anche per il B2C. Infatti, alcuni manager ed imprenditori hanno visto, nella possibilità di erogare un servizio come il nostro ai loro dipendenti, un’ottima opportunità con cui incrementare la loro percezione di sicurezza e, di conseguenza, il loro welfare.
Stiamo comunque lavorando per implementare nei prossimi mesi alcuni servizi B2C (sia freemium che premium) a cui far accedere anche il singolo cittadino, così da creare un doppio canale distributivo del nostro applicativo.

Il rilevamento dei dati delle attività criminali è in tempo reale o avete una tempistica particolare? La mappatura va ad agire anche retroattivamente?

Il nostro database parte dal 1 gennaio 2018 in quanto più si va indietro e più è difficile verificare la provenienza e la qualità dell’informazione. Questo chiaramente ci ha messo davanti ad una scelta: puntare sulla quantità o sulla qualità? Ovviamente abbiamo preferito puntare sulla qualità e, pertanto, avere meno dati però essere certi al 99,9% della loro attendibilità.
Per quanto concerne la visualizzazione dei dati c'è un delay di 12 ore; infatti il sistema, dopo aver raccolto il dato, fa un cross check con tutte le altre fonti e verifica che questo non sia corrotto, ripetuto o potenzialmente ‘inattendibile’ (qualora non ci siano riscontri in altre fonti).
Nel caso in cui si verifichi un cross-check positivo, cioè il dato non è validato, il sistema gli attribuisce una red-flag e permette poi, a noi analisti, di effettuare manualmente il controllo.
Al contrario, solo per alcuni partner certificati (che si assumono la responsabilità legale), abbiamo attivato un reporting-system che permette ad un utente di segnalare un caso di illecito penale o amministrativo e di riportarlo immediatamente nel database e quindi nella mappa, permettendo così un monitoraggio live dei fenomeni in questione.
I dati che ad oggi vengono segnalati sono quelli relativi alla contraffazione, all’usura e all’estorsione; pur preparandoci al lancio del ‘Urban Quality Detector’ - cioè una sezione dedicata appositamente agli illeciti amministrativi quali incidenti, abusivismo, abbandono di rifiuti, graffitismo, dissesto stradale, ecc.

Quali saranno le prossime feature?

Lato B2C prevediamo per gennaio/febbraio tre grandi feature. Implementeremo nella piattaforma:

  1. la rappresentazione della mappa distributiva dei fenomeni di illecito suddivisi per macro e micro categorie,con la possibilità per l’utente di selezionare un arco temporale e di customizzare la ricerca, oltre che accedere ad analytics di base;
  2. l’attivazione di mappe di calore che, tramite un auto-plugin, si aggiorneranno costantemente - in funzione dei dati - mostrando le aree meno rischiose per il cittadino/utente in transito;
  3. il “risk navigator”, cioè un navigatore che, selezionando una data categoria di illecito, riparametra il percorso dell’utente al fine di permettergli di evitare (specie nel corso delle fasce orarie più ad alto rischio) aree potenzialmente pericolose.

Avete dei competitor che sviluppano un servizio simile al vostro?

I nostri principali competitor sono presenti nel Nord Europa o addirittura overseas. Infatti, specie nei paesi centro-sud Europei il dato sull'illecito di per sé non ha un valore commerciale. Come mai? Perchè, al loro interno, non è stato mai reso possibile - a privati cittadini o imprese - accedere ai dati sulla micro-criminalità, e il loro recupero attraverso le fonti open (e non solo) è troppo dispendioso e privo di “valore” immediato a livello commerciale. Ed è qui che invece subentra la nostra vision: cambiare il paradigma e rendere, finalmente, i dati sull’illecito e il degrado urbano qualcosa di accessibile e di valore. Come? Trasformando i singoli dati, apparentemente privi di valore, in indicatori di rischio compositi che le aziende, PA e singoli cittadini possono utilizzare per effettuare check - in materia di sicurezza e di risk - precisi, veloci e verticali. Questo lavoro è molto pesante, basti pensare che sono due anni che raccogliamo dati e li utilizziamo per allenare il nostro algoritmo (come ‘training-set’), il quale finalmente è pronto e ‘fully-running’. Una grande soddisfazione, considerando i 24 mesi di coding manuale.

Come è nata l'idea? 

L'idea nasce in seguito alla mia esperienza professionale e accademica. Infatti ho vissuto quasi 6 anni in UK lavorando come analista e ricercatore - in ambito security - per alcune Università. Nel corso dei vari progetti, mi capitò di lavorare ad uno che presupponeva l’analisi di policies efficaci in materia di sicurezza urbana. In altre parole ci veniva chiesto di mettere a confronto due Regioni: 1 in UK ed 1 in Italia valutando, sulla base dei dati a disposizione, che interventi sviluppare e proporre.
Per l’Inghilterra la procedura fu semplice: si accede al data.police.uk dove si possono trovare e scaricare i dataset sui crimini urbani dal 1973 in poi di tutte le Regioni  del Paese.
L’Italia invece mi mise di fronte al problema chiave: la non accessibilità dei dati sulla criminalità (per lo meno quelli geo-localizzati). Venni rimbalzato fra la Segreteria del Ministero dell’Interno e quella del CED Interforze almeno 20 volte, fino a perdere le speranze.
Fu davvero frustrante scontrarsi con una rigidità del genere, e va considerato che spesso - ad oggi - le stesse Pubbliche Amministrazioni non hanno accesso ‘libero’ ai dati sui reati che avvengono entro i propri margini territoriali. Un paradosso concettuale, visto che devono poi occuparsi loro di Sicurezza Urbana e prevenzione.
In conseguenza di questo episodio decisi di approfondire la questione. Ho scoperto che in Italia il tasso di denuncia stimato dalla Polizia di Stato corrisponde al 40%, ciò vuol dire che 6 reati su 10 vengono segnalati altrove oppure non sono segnalati. Così mi misi alla ricerca delle piattaforme dove i cittadini potevano segnalare questi illeciti e, di prima battuta, ne trovai ben 20 - ognuna con una sua specifica (es. furti in abitazione, furti di biciclette, rapine, spaccio, prostituzione, truffa, ecc.). In seguito cercai di mettermi in contatto con quasi tutti gli Admin di queste piattaforme, rendendomi conto che molte di loro erano gestite - direttamente o indirettamente - dalle Forze di Polizia Locale, che non hanno accesso al CED Interforze, altro paradosso, in quanto accessibile solo a Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza.

Da qui l’idea di creare un IT-tool che automatizzasse la raccolta, la riproduzione e l’analisi dei dati provenienti proprio da quelle piattaforme, e di metterle a disposizione del privato e del pubblico - specie considerando il fatto che, ad oggi, molti security manager di importanti aziende cercano informazioni in ambito security tramite ‘google news’. Insomma, il mercato è enorme! Stiamo parlando di 20 miliardi di Euro spesi per la sicurezza solo nel 2018, e noi vogliamo assolutamente esserci.

Qual’è stato il vostro percorso?

Il progetto parte a metà 2018 sfruttando pre-esistenti dataset che avevo cominciato a raccogliere a partire dall’inizio dello stesso anno. Tutto era fatto a mano: raccolta, tabularizzazione, riproduzione e analisi. Poi, a giugno 2018, presentai i risultati di una ricerca all’Università di Camerino. In quell’occasione parlai del progetto e di come, in futuro, l’Intelligenza Artificiale avrebbe permesso l’automazione della raccolta e analisi dei dati in materia di sicurezza urbana. A fine presentazione mi si avvicinarono due ragazzi, Samuel e Luca, i quali si dimostrarono molto interessati al progetto e si offrirono di preparare un primo BETA con cui testare la validità delle mie ipotesi di ricerca. Il test fu grandioso, oltre 7k eventi geolocalizzati e indicatori di rischio automatizzati che analizzavano i modelli urbani. Un risultato incredibile, al punto da proporre a Samuel e Luca di salire a bordo del progetto e diventare parte di quello che sarebbe stato il primo ‘draft’ del nostro team.

Come è formato il team?

Il team societario è formato da 7 persone. Oltre a me, che sono un ricercatore nel campo delle scienze sociali e crime analyst, un data analyst che si occupa di crime stats, - lavoro che svolgo da oltre 6 anni - ci sono: Enrico Ferrara, avvocato tributarista che si occupa di tutte le questioni di legal finance; Pietro Marino, DPO ed esperto in ambito data protection & Management; Samuel Piatanesi e Luca Ruschioni, due software engineer che si occupano della gestione, sviluppo ed implementazione della piattaforma digitale e del suo algoritmo; Giuseppe Caterini, esperto di finance che ricopre il ruolo di CFO e Alice Graniglia, che si occupa di marketing e comunicazione.

Dove siete attivi al momento? Quali sono i vostri prossimi passi?

Attualmente siamo attivi nell'area metropolitana di Milano come raccolta dati e analisi, oltre che come clientela. Il primo anno vogliamo muoverci orizzontalmente, utilizzando questa area territoriale come beta-test per validare il nostro modello di business. Più in avanti, a partire dal 2022, ci espanderemo in altri Comuni Italiani e non solo, consolidando così sempre più la nostra tecnologia e offerta.


Nell’ultima edizione del WMF avete vinto il premio di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore. Come sta procedendo con loro? Come vi è sembrato il Festival in questa edizione online?

Il WMF è stato davvero eccezionale! Decine e decine di contenuti di altissimo livello - forse troppi a dire il vero - con cui poter ampliare la propria prospettiva in materia non solo di marketing ma anche in aree come: cyber security, tutela sociale e impact investing. Lo Startup District ci ha messo nella condizione di conoscere tante realtà interessanti; tra l’altro, abbiamo avuto il piacere di ritrovare alcuni partner, com COYZY, e di costruirne dei nuovi, vedi CERTY. Quindi molto molto utile! Per quanto riguarda il premio, siamo stati molto felici di ricevere il premio di FSVGDA sia per il valore sociale che per quello operativo! Infatti, siamo già entrati in contatto con l’Impact Hub Milano e partiremo, affiancati da loro, a gennaio con un percorso di Accelerazione. Insomma, come si suol dire, Ad Maiora Semper!
 


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