I social ai tempi della guerra: al bando le fake news


Oscurati alcuni mezzi di informazione russi tra cui gli account social di Russia Today e Sputnik, da sempre legati allo Stato di Putin. Facebook, YouTube e Twitter li accusa di fare "opera di disinformazione".

di Simone Di Sabatino

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Fake News

Nell’era della globalizzazione anche il modo di condurre una guerra è cambiato. Non più solo strategie studiate a tavolino dai generali, dispiegamento di truppe e massicci bombardamenti, ma anche azioni di disturbo a livello informatico.

È infatti notizia di queste ore che Meta, la società facente capo a Mark Zuckerberg e che controlla Facebook, Instagram, Whatsapp e Messenger, si appresterà a limitare l’accesso ai profili di Russia Today (RT) e Sputnik, in quanto ritenute complici nel giustificare la guerra contro Kiev, diffondendo la spessa cortina di fumo della propaganda orchestrata dal Cremlino.

Decisione analoga è stata presa anche da YouTube; nei prossimi giorni saranno pertanto progressivamente oscurati in tutta Europa i canali legati a RT e Sputnik. Ma a dare inizio a quello che di fatto si profila essere come un vero e proprio giro di vite in salsa social, è stata la piattaforma Twitter, segnalando per prima i cinguettii ad opera dei media affiliati allo Stato Russo.

Inoltre d’ora in avanti sarà possibile imbattersi nuovamente nelle etichette arancioni, già utilizzate in passato per segnalare fake news sulla pandemia di Covid, su quei post che includano link a siti di media statali sospettati di fare propaganda per conto del Cremlino. Già nel corso della giornata di ieri, in un tweet ufficiale, Nick Clegg, vice primo ministro del Regno Unito dal 2010 al 2015, oggi vice presidente per i global affairs e la comunicazione di Facebook, ha spiegato come le diverse piattaforme social, da sempre sensibili a tematiche umanitarie ed impegnate in prima linea nella diffusione di messaggi rivolti all’inclusione, a cominciare proprio dal colosso Meta, abbiano accolto l’invito da parte dell’Unione Europea e di altri governi di fornire il proprio contributo concreto per colpire i media controllati dallo Stato russo.

Quello di oscurare gli account rei di portare avanti un’opera di disinformazione è però solo un nuovo capitolo delle azioni adottate da Facebook, Google e YouTube nel corso di questa guerra. Infatti già in precedenza era stata annunciata l'intenzione di impedire ai media statali russi di monetizzare sulle proprie piattaforme. Ancora una volta pioniere in questo genere di sanzioni social, era stato Twitter che, nel 2017, aveva provveduto a bloccato la pubblicità di Sputnik e RT, a seguito delle operazioni di disinformazione nelle elezioni del 2016.

 

Fonti

https://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet_social/2022/03/01/facebook-segue-twitter-giro-di-vite-su-media-statali-russi_acda7662-d434-4e7c-ad3a-f75f2afb1ec8.html

https://www.ilriformista.it/addio-ai-voli-russi-e-media-oscurati-basta-bugie-lue-isola-putin-finanzieremo-acquisto-armi-282699/

https://www.askanews.it/esteri/2022/03/01/ucraina-la-nuova-cortina-di-ferro-passa-tra-media-e-social-pn_20220301_00250/


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