Un’anagrafe per gli animali: ecco il progetto Fauna Life


Preservare il mondo degli animali offrendo una soluzione tecnologica, adattabile in base al target di riferimento e in grado di avere diversi tipi di sviluppo. Ecco l’idea di Fauna Life, la startup che ha partecipato al WMF Online. L’intervista al founder Marco Crotta.

di Davide Filiaggi

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Innovazione digitale

La tecnologia al servizio del mondo degli animali. Da questa semplice idea è nata l’avventura di Marco Crotta, esperto di blockchain e fondatore di Fauna Life, startup che ha l’obiettivo di creare una vera e propria anagrafe per animali trasparente ed accessibile a tutti. La sua startup, che ha partecipato al WMF Online del 4, 5 e 6 giugno, si basa su una soluzione che utilizza la tecnologia blockchain: raccoglie così i dati degli animali e  va a creare un database dove è possibile risalire a diversi tipi di informazione che riguardano il soggetto.
Nel mondo degli animali infatti ci sono enormi lacune nella raccolta dei dati e spesso non vi sono database in grado di contenere in maniera accessibile e sostenibile i dati contenuti ad esempio nei microchip degli animali domestici, visto che il processo è delegato alle singole regioni e ognuna adotta le soluzioni del caso.

Un’idea innovativa e un esempio di come la tecnologia e l’innovazione possano mettersi al servizio di una causa lodevole, quella del tracciamento e della preservazione del mondo animale. Sono sempre di più infatti le innovazioni di carattere tecnologico che cercano soluzioni per controllare la fauna e le specie a rischio ad esempio - ne è un caso l’Intelligenza Artificiale utilizzata per controllare particolari specie che rischiano l’estinzione. Per avere qualhe informazione sul tema abbiamo intervistato Marco Crotta, fondatore di Fauna Life.

Ciao Marco. Ci spieghi cos'è Fauna Life, di cosa si occupa e qual è il settore di riferimento?

Il settore di riferimento è il mondo animale. Ci occupiamo di creare un’anagrafe animale completamente nuova, senza confini geografici e aperta a tutte le specie che possono essere censite con un approccio diverso basato sulla blockchain. Il concetto è quello di creare un archivio distribuito e trasparente dove sia gli allevatori che i proprietari possono registrare le informazioni relative ad ogni singolo animale. Per fare in modo che questo archivio possa funzionare, nell’immediato il proprietario potrà avere una serie di servizi diversi ed utilizzare questa piattaforma, per esempio per sostituire il libretto sanitario. Contemporaneamente per l’allevatore, la piattaforma può dimostrarsi un elemento di marketing interessante perché può dimostrare e verificare lo stato di salute degli animali. Può essere utile anche per i veterinari, per trovare ed aggiornare velocemente tutti i documenti sanitari, e per le aziende del mondo Pet che possono utilizzare questi dati come strumento di marketing. Riassumendo 5 sono i possibili target che abbiamo individuato con bisogni diversi: i proprietari degli animali, i canili o associazioni di volontariato, gli allevatori, i veterinari e le aziende del Pet Food e più in generale del mondo Pet.

Avete già qualche collaborazione attiva?

No, l’idea ha un anno e siamo partiti da poco. C’è forse una difficoltà che dobbiamo affrontare ed è quella di rendere molto più facile ed accessibile il mondo della blockchain; è chiaro che ci stiamo rivolgendo ad un pubblico estremamente vasto con un livello di alfabetizzazione informatica molto differente. Quindi la parte su cui dobbiamo lavorare di più è quella di UX e UI, creando una piattaforma che sia semplice da utilizzare che però allo stesso tempo non banalizzi il concetto della blockchain. Ci sono dei capisaldi sulla sicurezza informatica dati dalla blockchain che non possono essere nascosti sotto il tappeto, vanno gestiti e bisogna aiutare ed accompagnare l’utente a fare l’onboarding sulla piattaforma in modo facile e trasparente.

Chiaro. Quindi siete ancora in fase di testing e di sviluppo della piattaforma?

La parte su blockchain esiste già tutta e funziona. Gli smart contract e la parte delle transazioni funzionano, ci siamo già adoperati per verificare la fattibilità del progetto. Siamo partiti inserendo la scheda del nostro cane, Pinta, che ci ha fatto venire l’idea della soluzione. Oggi il sito è online e siamo in contatto con una Onlus italiana che sta cercando di creare un’anagrafe per i furetti. Su questo campo ci sono molte voragini dal punto di vista normativo. Il furetto è obbligato ad avere il microchip ma il veterinario non sa poi dove effettuare la registrazione. Per esempio per i cani, ogni regione può gestire le informazioni come meglio crede. Vi sono regioni che hanno database gestiti da aziende private, altre che lo fanno addirittura su excel. Questo comporta tante difficoltà, banalmente quando si effettua un trasloco da una regione all’altra, il passaggio non è semplice e le pratiche burocratiche possono metterci quasi un anno.

Come nasce questo progetto?

Da un’idea mia e della mia compagna Irene e soprattutto dalla combinazione dei nostri saperi: io ho esperienza nel mondo blockchain mentre Irene è un addestratrice cinofila. Lavorando in questo settore da molti anni conosce tutto di quel mondo e sa quali sono le difficoltà e le necessità del caso. Così siamo riusciti a mettere insieme le nostre competenze per provare a risolvere il problema. Oggi siamo in contatto con diversi canili e cerchiamo di capire quali possono essere le problematiche più comuni. Ad esempio oggi, su un cane, si può solo sapere se l’animale è di razza e ha il famoso pedigree. In realtà il pedigree, oltre al nome e ad altre informazioni base, ti dice solo se nelle generazioni passate qualcuno aveva una malattia particolare, ovvero la predisposizione alla displasia dell’anca che può portare seri problemi, ma null’altro. Ci sono molte malattie geneticamente trasmissibili e spesso non riusciamo a capire come intervenire perché non abbiamo pattern o alcun dato a riguardo. Questa mancanza di dati ci porta ad avere lacune, problemi e soprattutto l’impossibilità di risolverli. Così abbiamo pensato ad una piattaforma che possa fornire queste informazioni in maniera sicura e verificabile utilizzando la  blockchain che assicura la veridicità delle informazioni.

A proposito della blockchain, su cosa vi appoggiate al momento?

In questo momento stiamo lavorando su Quadrans, una blockchain che fondamentalmente è simile ad Ethereum, gratuita e pensata per le aziende. Cambia un po’ da Ethereum perché rispetto ad uno dei capisaldi della blockchain, l’anonimato, è possibile agire diversamente a seconda del contesto. Comunque l’idea è di avere tutta la potenza di Ethereum in un contesto orientato ad un utente che può essere in questo caso un'azienda con determinate richieste e necessità rispetto alle modalità di trattamento dell'informazione.

Quindi se ho capito bene, si tratta di una blockchain pubblica orientata alle aziende?

Esattamente. Tassativamente pubblica.

Nella blockchain ho quindi tutti i dati dell’animale presenti nel microchip?

Non proprio, ma corretta osservazione. Il pilastro del nostro sistema è la presenza del microchip, di un tatuaggio o di altri sistemi di identificazione. Il microchip fornisce un numero di serie, come per esempio il numero di targa di un’auto, ma nulla di più. Noi cerchiamo di aggiungere a questo tutte le informazioni dell’animale come ad esempio lo stato di salute, le foto, la genealogia e i patentini per i cani da lavoro, come cani guida o cani da salvataggio in mare che seguono un percorso formativo. Inoltre stiamo implementando la possibilità di aggiungere una medaglietta con un QR code e un sensore NFC, in modo che sia possibile fare la scansione ed ottenere tutte le informazioni ovunque tu sia.

Quanto può costare l’inserimento di un animale nella piattaforma?

Noi ci stiamo orientando intorno ad un costo di circa 5 euro. Cerchiamo di tenere il costo più basso possibile. Tendenzialmente stiamo sviluppando anche una serie di operazioni per cui quando si registra un cane contemporaneamente è possibile fare una donazione al canile. Non appena saremo pronti cercheremo noi stessi di fare delle donazioni.

Com’è composto il team?

Ad oggi siamo in 5. Io mi occupo della parte relativa alla blockchain, Irene - che è molto conosciuta nel web per i suoi tutorial - segue tutta la parte di relazioni con i canili e le associazioni di volontariato,  Luca Spennacchio, uno dei principali divulgatori e istruttori cinofili punto di riferimento in Italia, ci sta facendo da advisor e da referente per tutto ciò che riguarda la comunicazione con il settore. Luca Fregoso si occupa di tutta la parte back-end al di fuori della blockchain e della gestione delle schede degli animali mentre Giada Pastorino si occupa della parte front-end, della grafica e della comunicazione. Gli ambiti che ci mancano di più sono la parte di consulenza legale e fiscale. Fondamentalmente noi siamo ancora un’idea in fase di sviluppo e stiamo finendo di costituirci. Da idea a diventare un'azienda ci siamo resi conto, anche grazie al WMF, che c’è un abisso. Siamo partiti come quelli che avevano un'idea per cambiare il mondo per poi capire che fare impresa è un mestiere:  io sono un tecnico, parlo bene con le macchine, Irene parla bene con i cani e ora abbiamo iniziato ad imparare a parlare anche con le aziende e con gli incubatori per avere la preparazione giusta ed essere in grado di portare il progetto davanti ad un investitore.

Quindi avete in programma di costituirvi a breve. Vi sono altri step per il 2020 e il 2021?

Vogliamo iniziare a muoverci sia dal lato sviluppo per le medagliette con QR code sia per ampliare la visibilità del progetto. Partirà a breve l’anagrafe felina di cui non sappiamo ancora nessuna informazione. C’è la volontà di far fare il microchip al gatto, noi vogliamo incentivare questa campagna con la possibilità di inserimento dei dati nella piattaforma.
Inoltre stiamo dialogando con le aziende del mondo Pet per capire come poter fornire delle soluzioni. Alcune aziende che fanno marketing in questo settore ci hanno detto che le campagne che realizzano sono molto diverse da quelle di altri prodotti destinati al consumo proprio per mancanza di dati. Se almeno nella sfera dell’animale, che rimarrà anonima e verranno forniti dati aggregati, si sapessero informazioni come il cap, la posizione e la dimensione dell’animale, le aziende di marketing potrebbero fare un grande salto di qualità aprendo ad offerte ad hoc o addirittura in determinate zone.


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