Le fake news nella storia - La strage di Bologna, 2 agosto 1980


Sono passati 40 anni dal più grave atto terroristico della storia repubblicana. Ancora oggi ci sono tesi e fake news che gravitano attorno alla cronaca e agli iter processuali. Mettiamo in luce i punti oscuri grazie alla collaborazione di Domenico Guzzo, ricercatore universitario e storico dell'età contemporanea.

di Simone Di Sabatino

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Fake News

2 agosto 1980, una data tristemente nota per il nostro Paese: alle 10.25 una bomba scoppia alla stazione di Bologna causando la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200. Si è trattato del più grave atto terroristico della storia repubblicana, un episodio che ha caratterizzato gli anni di piombo e che oggi, a 40 anni di distanza, appare ancora per certi versi controverso. Numerose le cose che non quadrano, gli insabbiamenti, i sospetti, gli apparati dello stato collusi con la P2, le spie e il ruolo dei servizi segreti.
Proprio in questi ultimi giorni l’episodio, in concomitanza con il quarantesimo anniversario, è tornato in cronaca anche grazie ad un’inchiesta de l’Espresso che documenta i traffici di denaro di Licio Gelli che risulta così il mandante, il finanziatore e di fatto lo stratega della strage. Il capo della P2, grazie ai soldi presi dal Banco Ambrosiano, sarebbe così riuscito a finanziare i terroristi dei NAR e a comprare anche il silenzio dei vari apparati di sicurezza.
Come di consueto, affronteremo i punti misteriosi che riguardano la strage di Bologna insieme a Domenico Guzzo, ricercatore universitario e storico dell’età contemporanea, all’interno della nuova rubrica del WMF “Le fake news nella storia”.

Ben ritrovato Domenico. Cerchiamo di fare luce su tutte quelle questioni della strage di Bologna che nel tempo sono sembrate a dir poco intricate. Partiamo dal primo depistaggio: i giudici furono infatti “indirizzati” sul complotto internazionale e nel cercare i colpevoli fuori dai confini italiani. Questa è la prima fake news sulla strage di Bologna, architettata a tavolino con falsi dossier da elementi deviati del SISMI (Servizio Segreto Militare) diretto all’epoca da Giuseppe Santovito. Ci puoi approfondire questo aspetto?

Il coinvolgimento del SISMI ci porta a piè pari al motore dei depistaggi che riguardano quella che è la strage più grave della storia repubblicana, ovvero a Licio Gelli attraverso la loggia massonica Propaganda due, cosiddetta P2, ovvero una organizzazione occulta che raggruppava molte personalità di potere italiane e soprattutto i vertici degli apparati di sicurezza e dei servizi segreti. C’è una catena che vede in qualche modo Licio Gelli coordinare un’operazione di depistaggio sin dalle primissime battute susseguenti la strage.

Perché la pista internazionale? Perché la strage di Bologna avviene il 2 agosto 1980 e sta assieme ad altre due stragi che colpiscono l’Oktoberfest di Monaco di Baviera – il 26 settembre - e la Sinagoga di Parigi – il 3 ottobre. Nello stesso anno 3 città europee vengono colpite da 3 attentati dinamitardi, un elemento che permette a chi vuole inquinare il cammino dei giudici di spingere l’attenzione verso un collegamento diretto tra queste 3 stragi e quindi far ritenere che la strage di Bologna non sia altro che un anello di questa catena di bombe che qualcuno avrebbe posto in essere per destabilizzare l’Occidente.


Questa è la prima operazione di depistaggio che avviene subito dopo la strage di Bologna e verrà poi rinforzata attraverso il dossier del SISMI: informative e notizie fasulle vennero  passate ai magistrati e alle forze inquirenti per mandarli fuori strada, o comunque far disperdere loro energie. Ricordiamo che quando si crea un depistaggio non si usano tutti elementi falsi ma una base di verità su cui vengono poi montati elementi verosimili ed elementi falsi. Tutto questo crea una grande confusione e rende poi impossibile ritrovare il bandolo della matassa. Questo primo depistaggio, oltre al dossier, si avvale, nel 1981, di una ulteriore prova creata a tavolino, quando cioè viene fatta ritrovare su un treno, l’Espresso partito da Taranto e diretto a Milano, una valigetta contenente esplosivi, documenti, biglietti ferroviari e aerei che mettono in contatto Bologna, Monaco di Baviera e Parigi. Un tentativo di accreditare con prove di fatto il depistaggio. Per questa vicenda verrà condannato Licio Gelli e tutta una serie di personaggi a lui collegati.

Licio Gelli appare dunque come una figura molto particolare dietro questo terribile episodio di cronaca. È innanzitutto il mandante che ha assoldato gli esecutori, in questo caso 3 militanti dei NAR, che sono stati poi condannati ovvero Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e, in un secondo momento, Luigi Ciavardini.
Quali sono le altre fake news che ruotano attorno a Gelli? Cosa è accaduto in quest’opera di insabbiamento che ha coinvolto anche gli apparati istituzionali deviati?

Per capire come Gelli entri in questa enorme partita della strage di Bologna dobbiamo approfondire il ruolo che effettivamente Gelli ha giocato nelle vicende più buie e terroristiche della storia italiana. In particolare storici e giudici non sono ancora riusciti a trovare un’unanimità sul fatto che Gelli fosse la mente di tutte queste operazioni oppure più semplicemente il coordinatore, l’esecutore, un grande regista ma non l’azionista di maggioranza della strategia della tensione e degli anni di piombo che hanno insanguinato il paese.

Ritroviamo molto spesso Licio Gelli al centro delle trame dei depistaggi e delle destabilizzazioni che circondano, anticipano e seguono le varie stragi italiane. Nel caso di Bologna vediamo come il suo agire passi per l’essere a capo della loggia massonica deviata P2 che ha al suo interno i vertici degli apparati di sicurezza, molti politici e molti uomini di potere italiani. Da questa posizione Gelli ha modo di muovere carte, farle sparire, creare falsi dossier, attivare rapporti occulti, ottenere cospicui finanziamenti. Se per un verso lo ritroviamo già coinvolto nel depistaggio del 1980-81 legato alla pista internazionale il suo ruolo, negli ultimi processi, è venuto sempre più fuori - fino all’ultimo processo di primo grado appena concluso - che lo ritiene mandante, primo responsabile assieme ad altri 3 personaggi (tutti defunti) della strage stessa.

È dunque colui che avrebbe ideato, ordito la strage, commissionandola materialmente ad alcuni membri dei NAR, piccolo gruppo terroristico di estrema destra che operava principalmente nella città di Roma. In questo senso vediamo come le responsabilità di Licio Gelli nella strage di Bologna diventino sempre più gravi fino al punto di ritenerlo per l’appunto il mandante della strage.

Guardando tra questo primo momento di depistaggio e l’ultima condanna del 2020, troviamo tutta una serie di momenti nei quali Gelli viene indagato, processato e condannato (sentenze poi spesso annullate in Cassazione) perché è sempre in qualche modo dietro a occultamenti, sparizioni di documenti, movimenti di denaro. Questo forse l’aspetto più importante: attorno a Gelli e alla P2 gravitano condanne per depistaggio, false informazione, creazioni di falsi testimoni, ma l’aspetto più importante è quello economico. Gelli era un formidabile collettore di fondi occulti con i quali poteva finanziare o far finanziare queste terribili operazioni terroristiche.

La tesi su sui si è mosso l’ultimo processo sulla strage di Bologna, che ha portato appunto alla condanna, riguarda infatti un ingente movimento di denaro con causale “Bologna” che vedeva dei soldi partire da fondi segreti svizzeri e arrivare in Italia in favore di reti e militanti afferenti all’estrema destra. Tutta un’altra serie di tracce bancarie ed economiche facevano comprendere come questi soldi fossero stati usati per acquistare esplosivo e “saldare commissioni operative”, dunque organizzare un attentato di grandi proporzioni. Se vogliamo in qualche modo capire il ruolo di Licio Gelli dobbiamo pensare a un grande coordinatore in grado di mettere assieme soldi occulti e indirizzare, influenzare, spingere uomini del Paese a manovrare in maniera eversiva e destabilizzatrice per tenere in qualche modo secretata una verità scomoda e farne invece venire alla luce un’altra palesemente falsa e destinata solo a tenere coperto il sistema di potere al quale faceva riferimento lo stesso Gelli.

Vi è poi l’inquietante punto in comune con Ustica, un’altra fake news: il ruolo di Marco Affatigato, inizialmente accusato di essere il colpevole della strage. Perché, dopo Ustica, torna, ancora una volta, questo nome sui giornali e tra i dossier?

Si tratta praticamente di un copycat, una copia carbone. Come abbiamo raccontato per Ustica, il nome e il volto di Marco Affatigato vengono utilizzati in maniera artificiosa per creare un falso colpevole della strage del DC-9. Lo si accusa di essere tra le vittime della caduta dell’aereo. Per creare questa falsa notizia si mettono in campo false telefonate che rivendicano il fatto a nome dei NAR (di cui Affatigato non fa parte). Tutto si rivelerà enormemente falso ma poco più di un mese dopo, con la strage di Bologna, di nuovo viene creata una falsa rivendicazione, un falso identikit che dà la colpa a Marco Affatigato di nuovo come esponente dei NAR. In entrambi i casi si prefigura la morte di Affatigato, è il depistaggio perfetto: è infatti perfetto accollare ad un morto un fatto orribile; non c’è possibilità di difesa, è la maniera ideale per mettere una pietra tombale su un caso.


Si tratta di una ricorrenza particolarmente inquietante, un doppio falso a nome Affatigato e NAR. Il perché è presto detto: c’è bisogno di mettere in campo il nome dei NAR, un gruppo di estrema destra che poco aveva a che fare con la “vecchia” estrema destra che ha fatto le stragi in Italia, quella di piazza Fontana del 1969 o quella di Brescia nel 1974. Sono neofascisti di diversa natura che giocano a fare i piccoli guerriglieri di strada e che non utilizzano generalmente le bombe. Cominciare a fare il loro nome serve a creare vie d’uscita, serve ai depistatori per costruire piani b e piani c, per scaricare eventualmente la zavorra di questi neofascisti che poi i processi per la strage di Bologna ci hanno detto essere i responsabili materiali, i mercenari che concretamente sono andati a piazzare l’esplosivo quel 2 agosto 1980.

Perché dunque proprio Affatigato?

Affatigato è un nome importante perché apparteneva alla prima generazione dei neofascisti, quelli effettivamente coinvolti nella strategia della tensione, tra la strage di piazza Fontana del ‘69 e quella di Brescia nel ‘74. Era stato un personaggio molto particolare che, arrestato precocemente, era diventato informatore degli apparati di sicurezza, una figura perfetta perché era un doppiogiochista che riportava l’immaginario a quella generazione di neofascisti che mettevano le bombe e allo stesso tempo una persona scomoda, per via delle conoscenze scabrose che aveva accumulato negli anni, di cui ci si voleva ormai liberare.

Tutto questo ci dice che quando parliamo di fake news sulla strage di Bologna dobbiamo stare molto attenti perché questi depistaggi vanno contemporaneamente in più direzioni: i depistatori stanno giocando un gioco molto pericoloso e complesso e hanno bisogno di tenersi aperte più strade contemporaneamente, di qui la pista dell’estrema destra, la pista internazionale e così via. Sono depistaggi molto complessi, spesso contraddittori tra di loro, che in alcuni momenti sembrano dare informazioni corrette agli inquirenti. I depistatori infatti, parlando dei NAR, sembrano dare la corretta informazione ai magistrati come poi ci verrà dimostrato dagli ultimi processi. Questo si spiega nella tecnica di fondo del depistaggio, come detto, cioè quella di utilizzare una base di verità per poi confonderla con un mix di elementi verosimili costruiti a tavolino e di elementi palesemente falsi

Si parlò inoltre di una pista palestinese e di due ex terroristi tedeschi Thomas Kram e Margot Frohlich, indagati nel 2011. Solo nel 2015 però il tutto è stato archiviato come “bufala”. Cosa simile accaduta con una fantomatica pista libica, un ennesimo depistaggio. Ci spieghi in sintesi cosa è accaduto? Perché questi due depistaggi che richiamano il compltto internazionale?

La pista internazionale è stata sempre molto dibattuta in quanto richiama gli attentati di Monaco di Baviera e Parigi avvenuti a pochi mesi di distanza. Le due piste citate continuano ancora oggi a venire fuori e sono gli argomenti principali sostenuti da coloro che non credono nella tesi della responsabilità dei NAR o anche di coloro che accettano l’idea che i NAR siano i responsabili materiali ma che non ritengono l’origine della strage di Bologna collegata alle vicende domestiche italiane. Leggono invece le radici di quell’avvenimento dentro ai tormenti e alle tempeste che stavano investendo il sud del Mediterraneo.
La pista palestinese, ribadita spesso anche da molte forze politiche italiane, ha un “pregio propagandistico”: andare a colpire uno dei miti della sinistra occidentale, quello della lotta di resistenza e di indipendenza palestinese. Effettivamente il movimento palestinese ha creato gruppi terroristici che hanno compiuto atti enormi, anche molto barbari nei territori europei.

Una premessa è d’uopo per comprendere il perché di questa pista fino in fondo: negli anni ‘70 il governo italiano era riuscito a ottenere un accordo informale con i gruppi palestinesi chiamato “lodo Moro” (dal nome di Aldo Moro che allora era Ministro degli Esteri del governo Rumor). Questo lodo in sostanza diceva che l’Italia in qualche modo chiudeva un occhio sui traffici di armi ed esplosivi che i palestinesi conducevano lungo la Penisola a patto che i palestinesi cessassero di operare terrorismo contro gli israeliani in territorio italiano. Nel ‘73 infatti accadde che dei gruppi di palestinesi, per attaccare delle compagnie aeree israeliane, aggredirono e assaltarono l’aeroporto di Fiumicino facendo una carneficina. Nel 1979, qualche anno dopo il lodo Moro, accadde che le forze inquirenti italiane arrestarono alcuni palestinesi in Italia mentre stavano trafficando dei razzi. La pista palestinese sulla strage di Bologna sostiene che l’attentato alla stazione di Bologna sia la vendetta per la rottura dei patti sottostanti al lodo Moro.

Una pista che è stata molto facilmente smentita, anche se si è tentato poi di rinforzarla dicendo che la responsabilità era sì palestinese ma che la strage fosse stata commissionata a estremisti di sinistra tedeschi, da questo i nomi di Kram e Frohlich. In altri momenti è stato citato Carlos, mercenario venezuelano molto famoso e che negli anni ‘80 e ‘90 aveva partecipato a moltissime operazioni terroristiche in Occidente. Tutto questo per dire che la pista palestinese permette politicamente di andare a colpire tutto il mondo di sinistra ed estrema sinistra che si legava alla causa palestinese, ed è per questo molto sostenuta dalle aree della destra italiana.

Più complesso invece ciò che riguarda la pista libica. Essa sostiene che la strage di Bologna sia la vendetta di Gheddafi per il fallito attentato che il dittatore stesso aveva subito in occasione della strage di Ustica. L’abbattimento del DC-9 a Ustica avviene infatti nel quadro di uno scontro aereo militare occulto. Anche questa pista ha enormi limiti e non vi sono prove sostanziali a sostegno, ha però il pregio di inquadrare meglio la situazione geopolitica (il contesto) e di riuscire a creare un collegamento tra quelle 2 stragi che toccano la città di Bologna in un periodo così ravvicinato. Tale pista non è comunque mai riuscita a fornire elementi in grado di mettere in campo un iter processuale e non ha avuto altro risultato se non di rendere meno chiara la comprensione generale di quello che è successo quel 2 agosto 1980.

Perché ancora oggi ci sono elementi di dubbio attorno alla strage di Bologna? Cosa accadde in quel 1980 e perché è una sorta di punto di svolta rispetto a quanto accaduto negli anni ‘70?

Uno dei motivi per cui la strage di Bologna continua a essere un incubatore di fake news o comunque di dubbi e perplessità rispetto a quanto realmente accaduto sta appunto nell’anno in cui accade, all’interno di un complesso quadro geopolitico. Le stragi precedenti che hanno insanguinato l’Italia, le già citate stragi di piazza Fontana a Milano del ‘69 e quella a Brescia a piazza della Loggia del maggio ‘74, o ancora quella contro il treno Italicus dell’agosto 1974, si inserivano pienamente nei disordini e nelle tensioni che stavano attraversando l’Italia dopo il 1968, ma trattavasi sempre e comunque di movimenti e tensioni interni ai confini nazionali.  

La bomba che invece fa saltare la sala d’aspetto della seconda classe della stazione di Bologna nel 1980 non ha questa caratteristica. In quell’anno l’Italia non è più attraversata da quei tormenti e da quelle velleità rivoluzionarie, non c’è più una forma di terrorismo interno a carattere eversivo-dinamitardo, non c’è più uno spazio, per una forza politica in grado di sfruttare o beneficiare della strage come poteva accadere prima. Il 1980 è un anno di transizione dove le tensioni passano dal quadro italiano a quello mediterraneo, è l’anno in cui anche altre capitali europee subiscono attentati, sarà addirittura il nuovo Papa (polacco) a subire un attentato nel 1981, ad opera di un killer turco. Ci sono movimenti e tentativi di omicidi e attacchi relativi a molti leader del fronte nord-africano.

In sintesi il 1980 è il momento in cui si passa da una forma di terrorismo nazionale e domestico a una forma di terrorismo internazionale in cui per l’appunto saranno altre le forze ad entrare in campo e i gruppi italiani spariranno progressivamente. Entro il 1982 anche le Brigate Rosse, il gruppo terroristico italiano più forte, sarà sostanzialmente sconfitto militarmente, e da lì in poi quando ci saranno fatti di terrorismo, i legami e le responsabilità porteranno sempre a un quadro più generale del sud Mediterraneo. Questo ci spiega perché ad esempio piste palestinesi, libiche o piste internazionali in generale riescono ancora a trovare un grande uditorio e appaiono come “plausibili” rispetto alla strage di Bologna.

 

Foto e video da https://ladigacivile.eu/


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