Doomscrolling: ne siamo tutti vittime?


Si tratta del cosiddetto “infinite scroll”, leggere notizie negative, soprattutto sui social network, continuamente e senza fine.

di Simone Di Sabatino

Condividi sui social network

Linkedin
social network

Si chiama “doomscrolling” ed è un comportamento che sta prendendo sempre più piede tra tutti gli internauti. Vi è mai capitato di rimanere decine e decine di minuti – se non ore - su un social network e continuare a scrollare in basso con il pollice o il mouse alla ricerca estenuante di nuovi contenuti? Ecco, il doomscrolling è in sostanza un “infinite scroll”, una spasmodica lettura di notizie negative e di cattivo presagio. Come si legge su Wikipedia, dove il termine ha una pagina dedicata, il doomscrolling è “l’atto di consumare una larga quantità di cattive notizie online” e gli esperti hanno già lanciato l’allarme in quanto sostengono che questa pratica possa essere nociva per la salute mentale.

Il doomscrolling non è un ancora termine ufficiale sebbene sul sito del Merriam-Webster, il dizionario online “più affidabile d'America per definizioni”, è stato inserito nella lista delle parole da monitorare e che meritano attenzione.

Il doomscrolling, detto anche come doomsurfing, è un neologismo che appare su Twitter nell’ottobre 2018, secondo la reporter finanziaria Karen Ho. Da allora la sua diffusione è stata crescente e nel 2020, complice l’anno pandemico e l’abbondanza di cattive notizie, in numerosi siti si è parlato del termine. In tantissimi infatti hanno cercato aggiornamenti sui contagi e sulle vittime del Covid-19.

I vari Twitter, Instagram e Facebook sono effettivamente programmati per rendere la bacheca di ogni utente infinita. Gli algoritmi che li governano sono pensati proprio per stimolare continuamente l’utente e farlo rimanere incollato allo smartphone o allo schermo del pc per il maggior numero di ore possibile, facendogli credere di non essere mai abbastanza aggiornato su taluni argomenti. Questo ha scatenato effetti diversi in ogni internauta: se da una parte ognuno di noi ha la necessità fisiologica di aggiornarsi e imparare, maggiormente in un anno, il 2020, dove è stato fondamentale rimanere al passo con le novità ed è successo quasi di tutto, dall’altra parte l’incertezza, l’angoscia e l’ansia hanno giocato a favore del doomscrolling amplificando il suo utilizzo.

 

L’utilizzo ossessivo del doomscrolling (e dei social netowork in generale) non è però una pratica positiva, soprattutto perché genera depressione e insoddisfazione, come ha dimostrato un recente studio del Dartmouth College di Londra. “Non c’è alcun dubbio che il doomscrolling può creare dipendenza. Più drammatica è la notizia, più tendiamo a perderci in essa” ha spiegato la psicologa Sherry Benton, fondatrice del TAO Connect.

Le quarantena forzate hanno impedito la normale socialità, inoltre il maggior numero di ore passate inevitabilmente sui device digitali e il generale stato di incertezza hanno contribuito a creare un fenomeno che potrebbe creare seri problemi nell’immediato futuro.

La professoressa di psicologia clinica Mary McNaughton-Cassill ha affermato che la crescita del doomscrolling è da collegare al bisogno primordiale dell’uomo di andare alla ricerca delle minacce. Per tale ragione diamo maggiore risonanza alle notizie cattive rispetto alle altre, e in caso di maggiore stress del nostro corpo la risposta naturale è l’innalzamento della pressione e del battito cardiaco.

 

Chiaramente questo comportamento può influenzare le nostre idee e la nostra intera socialità, con ripercussioni negative soprattutto quando ci si trova offline. “Esporsi troppo di frequente a storie di traumi, crisi, paure e impotenza cambia le nostre aspettative sociali, facendoci credere che il mondo è davvero un posto pericoloso” ha spiegato Deborah Serani, psicologa e professoressa dell’Università Adelphi di Garden City (New York). Questo, in un meccanismo a domino che si genera nelle persone più fragili o più impressionabili, può creare insicurezza, psicosi e dare alle teorie più fantasiose andando severamente a minare il tessuto sociale.

Per contenere le conseguenze negative del doomscrolling è necessario porsi dei limiti e diminuire il numero di ore che si trascorrono sui social network. “Se c’è bisogno di sapere cosa accade meglio darsi un limite di un’ora al giorno per leggere le notizie” afferma la Serani. Un altro consiglio è quello di disattivare le notifiche, cancellare le app e in generale quello di trascorrere molto meno tempo sul web e sui social network. Tornare a vivere offline per più tempo durante la giornata, mettendo da parte smartphone, tablet e pc, possono essere degli ottimi antidoti all’iperinformazione.

 

Fonti
 

https://www.lastampa.it/tecnologia/idee/2020/08/19/news/doom-scrolling-e-siti-che-sono-pozzi-senza-fondo-come-riconoscerli-e-come-liberarsene-1.39205515

https://www.rd.com/article/doomscrolling/

https://en.wikipedia.org/wiki/Doomscrolling

https://www.merriam-webster.com/words-at-play/doomsurfing-doomscrolling-words-were-watching

https://www.ilpost.it/2020/12/30/doomscrolling/?utm_medium=picks.it.20201230&utm_source=email&utm_content=article&utm_campaign=picks


 

 


Condividi sui social network

Linkedin



SEGUICI SUI SOCIAL

© 2021 Search On Media Group S.r.l.. Tutti i diritti riservati.
Sede Legale e Operativa: via dei Mille 3 - 40121 Bologna
PIVA 02418200800 - Capitale sociale 10.000€
Tel: 051 09 51 294 - Email: info@searchon.it
Privacy - Termini e condizioni