La Blockchain per la certificazione delle notizie. L’intervista all’ANSA


L’intervista al responsabile di ANSA.it Massimo Sebastiani su ANSAcheck, il nuovo strumento sviluppato dal Blockchain HUB MED di EY per il tracciamento delle notizie: “Una guerra all’uso distorto delle notizie a marchio ANSA”

di Mirko Malgieri

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tecnologia

Garantire la veridicità delle notizie e delle fonti giornalistiche: non solo un problema all’attenzione degli addetti ai lavori, ma anche un passaggio obbligato per mantenere e rinsaldare il rapporto di fiducia tra editori, giornalisti e lettori, tanto più in un contesto destabilizzato da un’emergenza sanitaria che genera incertezza in tutti gli ambiti della vita così come la conosciamo.

In questo scenario complesso, la lotta alla disinformazione continua e sta accelerando alla ricerca di nuovi strumenti e nuove competenze: dopo l’istituzione nei giorni scorsi di una speciale TaIl bollino di ANSAchecksk Force contro le Fake News legate al Coronavirus da parte del Governo, l’ANSA mette in gioco un nuovo strumento per contrastare la disinformazione e l’uso distorto delle notizie.

Dalla collaborazione con EY - che fornisce supporto tecnologico al progetto - nasce infatti ANSAcheck, un nuovo sistema di certificazione delle notizie tramite tecnologia Blockchain scelto da ANSA per monitorare al meglio il flusso delle sue notizie, evitare che esse vengano distorte e per garantire al lettore la massima affidabilità della fonte.

Ce ne ha parlato Massimo Sebastiani, caporedattore centrale e responsabile di ANSA.it.
 

Massimo, come funziona ANSAcheck e il tracciamento delle notizie?

ANSAcheck si attiva ogni volta che sul sito di ANSA e in generale su tutti i nostri canali web inseriamo una notizia. A partire da quel momento, la Blockchain ne registra l’identificativo e la notizia è garantita e tracciata: ANSAcheck monitorerà anche eventuali modifiche successive, per tracciare uno storico della notizia all’interno del circuito ANSA. Discorso analogo per le ANSA Web News, un prodotto molto importante che va a più di 70 portali italiani: a differenza dei lanci di agenzia che vengono inviati ai media abbonati, si tratta di notizie elaborate e corredate da immagini che vengono pubblicate direttamente sul web. Anche in questo ANSAcheck potrà ricreare lo storico delle modifiche e permettere di individuare eventuali distorsioni”.

Uno strumento in più per i lettori, quindi, ma anche a difesa del brand? 

Esattamente, questo meccanismo è fatto a garanzia del lettore, che può verificare da sé se una notizia ha origine certificata ANSA cliccando sul bollino ANSAcheck. Allo stesso tempo, ci permette di fare una cosa molto importante: ostacolare e impedire l’uso fraudolento del marchio ANSA, come è effettivamente avvenuto durante questo periodo complesso, in cui l’informazione verificata è ancora più importante. Il marchio ANSA si può copiare, ANSA Check invece no e questo può aiutare l’orientamento del pubblico. Per noi è fondamentale che chi legge sappia da dove arriva la notizia”.

L’impiego di strumenti come questo può essere il segnale di un impegno crescente contro la disinformazione e le fake news? 

Questa in particolare non è una guerra alle Fake News in senso assoluto: questa è una guerra all’uso distorto delle notizie. Le Fake News sono difficili da combattere, perché possono esserci molte fonti diverse da cui nasce una notizia. Secondo me il mondo dell’informazione avrà sempre più interesse a mantenere, e in parte recuperare, un elemento di credibilità che forse per i lettori più giovani - e non solo - sembrava un po’ disperso. Il Coronavirus ha rimesso al centro il fattore ‘professionalità’: ecco se questo è vero nell’ambito della salute, lo stiamo man mano riconoscendo anche per quanto riguarda l’informazione corretta. Questo è fondamentale: può essere un nuovo inizio sotto questo punto di vista, perché ci sono dei momenti, come quello attuale, in cui un’informazione corretta torna ad essere un’esigenza di tutti e le testate devono essere in grado di offrirla e garantirla”.

 

Fonti:


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